L’ambiguità dell’ accontentarsi

Oggi ho caricato su instagram un’ immagine di una cartoon serie che sto guardando di recente, “BoJack Horseman”. Al di sotto della raffigurazione, ho riportato una citazione con cui mi palesavo essere d’accordo.

Ancor di più interessante è stato il commento di un ragazzo a cui non ho fatto mancare la risposta.

Ragazzo x:

Io:

Il confronto di due punti di vista diversi mi ha portato a pensare che, effettivamente, il verbo “accontentarsi” sia abbastanza ambiguo. Esso presenta un’accezione negativa, presentata dal ragazzo. Ed anche un’accezione positiva, quella presentata da me.

In realtà gran parte dei termini sono ambivalenti.

Da noi dipende il modo di vedere le cose.

Sarà per questo che non ci comprendiamo pur parlando la stessa lingua?

Voi che ne pensate?

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5 pensieri riguardo “L’ambiguità dell’ accontentarsi

  1. Un detto dice: Chi si accontenta gode.
    In questo detto c’è palesato una arrendevoleza di chi alla fine gode è chiarissi che poteva fare di più.
    Accontentarsi è come aver finito un giaggio

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  2. E’ evidente che Il consiglio di BoJack nasce da un disincanto assoluto nei confronti dei rapporti umani. E’ un po’ triste decidere di stare con qualcuno non perché lo ami ma perché riesci a sopportarlo (mi fa ricordare quelle persone che vanno a votare non per qualcuno ma contro qualcuno). In questo caso accontentarsi significherebbe: “Decidere di stare con qualcuno/a non tanto a causa delle virtù dell’altro/a, ma malgrado i suoi difetti”.

    Devo ammettere che non mi piace il modo in cui si esprime BoJack (“stringerlo forte e non lasciarlo più”), è il classico atteggiamento possessivo che alla lunga non porta che alla sofferenza. Penso che dobbiamo smetterla con quest idea dell’alma gemella, di vedere la coppia come l’apice dei rapporti, come l’Everest da raggiungere. In realtá su quelle cime l’ossigeno è scarso, e i sensi intorpidiscono. Proprio come nello stato di innamoramento.

    Il consiglio di BoJack mi ha fatto ricordare quello spietato frammento di Emil Cioran sull’amicizia:

    “L’amicizia è un patto, una convenzione. Due esseri si impegnano tacitamente a non strombazzare quello che in realtà ciascuno pensa dell’altro. Una specie di alleanza a base di riguardi. Quando uno dei due manifesta pubblicamente i difetti dell’altro, il patto è denunciato, l’alleanza rotta. Nessuna amicizia dura se uno dei partner cessa di stare al gioco. In altri termini, nessuna amicizia tollera una dose esagerata di franchezza.”

    (Se c’è qualche errore ortografico mi scuso, sto ancora imparando l’italiano)

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  3. Dipende se ti fa piu’ paura la solitudine o l’amore. E se ti basta quello che hai…Accontentarsi e’ una parola brutta a prescindere. Ma l’amore e’ un buon compromesso per non rimanere soli. A me sinceramente fa piu’ paura quando gli altri mi fanno sentire solo. Che sia in amore o in amicizia o che ne so io. Comunque a me non basta mai nulla e sono sempre insoddisfatto quindi me ne frego. Io penso sempre che ci sia qualcosa di meglio dietro l’angolo…non riesco a capire quando e’ giusto fermarsi e godere di cio’che si ha, come appunto dicevi tu.

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