L’amore moderno, Bauman

Ieri ho pubblicato un articolo in cui discorrevo dei problemi che attanagliano una persona, dopo essere stata lasciata.

Un ragazzo, a mio parere molto profondo, mi ha commentato lo scritto, facendo riferimento al pensiero di un famoso sociologo, Bauman. Lo conoscevo già, ma è sempre bello riscoprire qualcosa e meravigliarsene ancora e ancora.

Adesso vorrei sottoporre il pensiero di questo studioso alla vostra attenzione. Ne farò un breve commento, poi la parola andrà a voi, come sempre.

Buona lettura!

Intervista a Bauman

Cos’è che ci spinge a cercare sempre nuove storie?
“Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L’amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame”.

Dunque siamo condannati a vivere relazioni brevi o all’infedeltà…
“Nessuno è “condannato”. Di fronte a diverse possibilità sta a noi scegliere. Alcune scelte sono più facili e altre più rischiose. Quelle apparentemente meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio”.

Eppure lei ha vissuto un amore duraturo, quello con sua moglie Janina, scomparsa due anni fa.
“L’amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l’uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. Mi creda, l’amore ripaga quest’attenzione meravigliosamente. Per quanto mi riguarda (e spero sia stato così anche per Janina) posso dirle: come il vino, il sapore del nostro amore è migliorato negli anni”.

Oggi viviamo più relazioni nell’arco di una vita. Siamo più liberi o solo più impauriti?
“Libertà e sicurezza sono valori entrambi necessari, ma sono in conflitto tra loro. Il prezzo da pagare per una maggiore sicurezza è una minore libertà e il prezzo di una maggiore libertà è una minore sicurezza. La maggior parte delle persone cerca di trovare un equilibrio, quasi sempre invano”.

Lei però è invecchiato insieme a sua moglie: come avete affrontato la noia della quotidianità? Invecchiare insieme è diventato fuori moda?
“È la prospettiva dell’invecchiare ad essere ormai fuori moda, identificata con una diminuzione delle possibilità di scelta e con l’assenza di “novità”. Quella “novità” che in una società di consumatori è stata elevata al più alto grado della gerarchia dei valori e considerata la chiave della felicità. Tendiamo a non tollerare la routine, perché fin dall’infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti “usa e getta”, da rimpiazzare velocemente. Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso”.

Abbiamo finito per trasformare i sentimenti in merci. Come possiamo ridare all’altro la sua unicità?
“Il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore l’opportunità di enormi profitti. E ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento. L’amore richiede tempo ed energia. Ma oggi ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l’altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l’amore. Non troveremo l’amore in un negozio. L’amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana”.

Forse accumuliamo relazioni per evitare i rischi dell’amore, come se la “quantità” ci rendesse immuni dell’esclusività dolorosa dei rapporti.
“È così. Quando ciò che ci circonda diventa incerto, l’illusione di avere tante “seconde scelte”, che ci ricompensino dalla sofferenza della precarietà, è invitante. Muoversi da un luogo all’altro (più promettente perché non ancora sperimentato) sembra più facile e allettante che impegnarsi in un lungo sforzo di riparazione delle imperfezioni della dimora attuale, per trasformarla in una vera e propria casa e non solo in un posto in cui vivere. “L’amore esclusivo” non è quasi mai esente da dolori e problemi – ma la gioia è nello sforzo comune per superarli”.

In un mondo pieno di tentazioni, possiamo resistere? E perché?
“È richiesta una volontà molto forte per resistere. Emmanuel Lévinas ha parlato della “tentazione della tentazione”. È lo stato dell'”essere tentati” ciò che in realtà desideriamo, non l’oggetto che la tentazione promette di consegnarci. Desideriamo quello stato, perché è un’apertura nella routine. Nel momento in cui siamo tentati ci sembra di essere liberi: stiamo già guardando oltre la routine, ma non abbiamo ancora ceduto alla tentazione, non abbiamo ancora raggiunto il punto di non ritorno. Un attimo più tardi, se cediamo, la libertà svanisce e viene sostituita da una nuova routine. La tentazione è un’imboscata nella quale tendiamo a cadere gioiosamente e volontariamente”.

Lei però scrive: “Nessuno può sperimentare due volte lo stesso amore e la stessa morte “. Ci si innamora una sola volta nella vita?
“Non esiste una regola. Il punto è che ogni singolo amore, come ogni morte, è unico. Per questa ragione, nessuno può “imparare ad amare”, come nessuno può “imparare a morire”. Benché molti di noi sognino di farlo e non manca chi provi a insegnarlo a pagamento “.

Nel ’68 si diceva: “Vogliamo tutto e subito”. Il nostro desiderio di appagamento immediato è anche figlio di quella stagione?
“Il 1968 potrebbe essere stato un punto d’inizio, ma la nostra dedizione alla gratificazione istantanea e senza legami è il prodotto del mercato, che ha saputo capitalizzare la nostra attitudine a vivere il presente”.

I “legami umani” in un mondo che consuma tutto sono un intralcio?
“Sono stati sostituiti dalle “connessioni”. Mentre i legami richiedono impegno, “connettere” e “disconnettere” è un gioco da bambini. Su Facebook si possono avere centinaia di amici muovendo un dito. Farsi degli amici offline è più complicato. Ciò che si guadagna in quantità si perde in qualità. Ciò che si guadagna in facilità (scambiata per libertà) si perde in sicurezza”.

Lei e Janina avete mai attraversato una crisi?
“Come potrebbe essere diversamente? Ma fin dall’inizio abbiamo deciso che lo stare insieme, anche se difficile, è incomparabilmente meglio della sua alternativa. Una volta presa questa decisione, si guarda anche alla più terribile crisi coniugale come a una sfida da affrontare. L’esatto contrario della dichiarazione meno rischiosa: “Viviamo insieme e vediamo come va…”. In questo caso, anche un’incomprensione prende la dimensione di una catastrofe seguita dalla tentazione di porre termine alla storia, abbandonare l’oggetto difettoso, cercare soddisfazione da un’altra parte “.

Il vostro è stato un amore a prima vista?
“Sì, le feci una proposta di matrimonio e, nove giorni dopo il nostro primo incontro, lei accettò. Ma c’è voluto molto di più per far durare il nostro amore, e farlo crescere, per 62 anni”.

Da quando si pensa che tutto sia facilmente sostituibile, non si riesce più a dare il giusto peso a ciò che si ha.

Ci lamentiamo delle routine, delle imposizioni, ma ne siamo noi stessi i fautori.

Non vogliamo che la società ci castri, molto più spesso esordiamo con “Le convenzioni sociali dicono che io debba fare questo, allora non voglio esserne schiavo”. Matrimonio, figli, lavoro, amore, relazioni, famiglia, scuola: convenzioni.

Perché allora non si pensa semplicemente a sé piuttosto che cercare di dare un’immagine anticonformista senza che vi sia ragione alcuna?
Non sapete nemmeno voi cosa rispondere.

Troppi pesi inutili vi create, troppe aspettative irreali, invece di trovar gaudio in quello che vi trovate tra le mani.

L’amore, nel tempo, è diventato il peggior nemico. Esso è altrettanto sostituibile, altre volte superfluo. Non si contempla la crisi, nemmeno si provava a superarla. Tutto viene sempre dato per spacciato, alla prima difficoltà. Si sta con qualcuno solo finché va tutto bene, non si combatte per restare. Ci si lamenta per le stupidaggini e non ci si rende conto di ciò che si potrebbe perdere.

La società ha creato molti codardi, a cui piacciono le scelte più semplici. La società ha condotto alla paura di vivere, di confrontarsi, condividere ed amarsi.

Siamo nell’epoca di un amore moderno in cui buttare è più facile, piuttosto che riparare.

E quando lo si capirà, sarà tardi. Piangeremo lacrime amare.

Intervista presa da: http://www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/edizione2012/2012/11/20/news/bauman_le_emozioni_passano_i_sentimenti_vanno_coltivati-47036367/

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7 pensieri riguardo “L’amore moderno, Bauman

  1. Io non condivido la visione di associare l’amore al sacrificio, perché se è una cosa troppo cerebrale è affetto ma non è amore. Non è che non valga niente ma non è amore. Poi é estremizzato: sacrificio/dedizione/premio versus leggerezza/incertezza/libertà/tinder etc. La realtà non è un modello dicotomico, é una visione superata… Quindi possono sussistere situazioni intermedie e quindi può essere accettabile di avere nella vita amori grandi che durano anche anni ma finiscono.

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    1. No, infatti non è sacrificio.
      Nemmeno io la penso così.
      Sicuramente però amare implica un tenerci a tal punto da fare/sopportare cose che con non desidereresti rivolgere verso qualcun altro/a.
      Lo si fa senza peso, in virtù di quello che l’altra persona dà a noi e di quello che siamo capaci di dare.
      Non so se ho reso.
      In ogni caso, ti ringrazio per il pensiero 🙂

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  2. Essendo una persona estremista, distinguo nettamente libertà e impegno.
    Chi vuole la prima non può avere la seconda e viceversa; chiaramente dev’essere tutto spontaneo, non forzato.
    Spontaneo dev’essere anche il desiderio di avere una famiglia, anche se, soggettivamente, ritengo che si possa stare insieme anche senza sposarsi e avere figli.
    Nel discorso non sono stati chiamati in causa due aspetti della nostra società: il femminismo e l’omosessualità.
    Il femminismo è passato dalla possibilità di dare pari diritti alla donna all’obbligo di convincerla di poter fare a meno di un uomo.
    Una donna femminista sfrutta l’uomo esattamente come un uomo maschilista sfrutta una donna, ma da quel tipo di individuo non può provenire amore, perché pensa unicamente a se stesso, scambiando emancipazione con mancanza di rispetto.
    L’omosessualità dilagante, inoltre, ha stravolto e distrutto per sempre la normale interazione tra uomo e donna.
    Si confonde l’attrazione fisica e la voglia di scopare con cani e porci con l’amore; essere perennemente arrapati non rende automaticamente sensibile una persona.
    La società è morta e, con essa, l’amore.

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    1. Sono d’accordo sul tuo discorso riguardo al desiderio di avere una famiglia e al femminismo.
      Lo sono molto meno riguardo la libertà e l’omosessualità.
      Libertà e impegno non sono per forza antitetiche. Sicuramente chi è impegnato non avrà lo stesso livello di libertà di chi non lo è, ma se c’è rispetto, persino chi ha un impegno può sentirsi libero, e magari anche con qualcosa in più. Alla fine non si è liberi di scegliere di impegnarsi o no? Non si è altrettanto liberi di smettere?
      Infine, non penso che sia per via dell’omosessualità se alcuni valori sono venuti meno nel tempo. Credo piuttosto che la colpa sia dei media e delle loro influenze (internet o televisione). La società è morta perché siamo noi a volerla vedere così. Se solo aprissimo gli occhi, scopriremmo come e per cosa vale vivere.

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  3. Wow, sono molto contento di aver provocato una riflessione tanto acuta!
    A questo punto ti butto lì un’altra perla di Bauman da “L’Arte della Vita”.
    Racconta di questo suo amico filosofo. Lui e suo figlio sono entrambi golosi di fragole e la moglie ogni mattina prepara ad entrambi una ciotola con questi deliziosi frutti. Il figlio – ancora piccolo – non sa godersi i piaceri e si ingozza finendo velocemente le sue fragole, per poi guardare la ciotola del padre ancora piena. E lui, ogni mattina, gliele dà.
    E poi dice “mi sono reso conto che le fragole sono più buone quando le mangia lui.”

    E qui il meraviglioso paradosso dell’amore. È contronatura a pensarci bene. Anteponiamo il benessere e la felicità di qualcun altro al nostro. La sua sopravvivenza alla nostra. Ci credo anche che siamo spaventati dal fare una cosa del genere. Ma ci sono quelle relazioni che funzionano (perché ci sono, le ho viste) in cui questo movimento decentrante è reciproco. Io voglio che tu stia bene a qualunque costo e tu vuoi che io stia bene a qualunque costo. Nessuno prende di più.

    Sono d’accordo con Bauman quasi completamente ma penso anche che, parte dei problemi della nostra generazione, sia questo timore di fondo di affidarsi a qualcuno di inaffidabile. Perlopiù siamo animali spaventati chiusi in grotte sperando che arrivi qualcuno.

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  4. Da quando mi hai fatto riscoprire Bauman, sono andata a leggiucchiare molti suoi scritti, tra cui quello che hai citato. Non so davvero come ringraziarti 😄

    Inoltre, sono perfettamente d’accordo con quanto dici e soprattutto con la tua frase finale. L’immagine che hai descritto, rende alla grande il senso di precarietà di cui sentiamo essere parte. Siamo insicuri, tendiamo a non fidarci se non di noi stessi. Abbiamo paura di affrontare scelte, decisioni importanti che potrebbero proiettare i loro frutti su parte della nostra vita futura. Ah, il futuro, bell’inghippo. Sarà uno dei prossimi temi di cui parlerò. Finché continueremo a vedere la vita futura come una nemica, non avremo coraggio, non vivremo e tantomeno ameremo.

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